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Novità Fiscali

Comunicazioni all'Anagrafe tributaria da parte degli amministratori di condominio: casi di esonero


Gli amministratori di condominio sono tenuti a comunicare annualmente all'Anagrafe tributaria l'ammontare dei beni e servizi acquistati dal condominio e i dati dei loro fornitori. Sono esclusi dall'obbligo di comunicazione i dati relativi alle forniture di acqua, gas, energia elettrica e servizi che hanno comportato il pagamento, al singolo fornitore, di compensi soggetti alla ritenuta alla fonte non superiori a 258 euro complessivi nell'anno solare. Con la risoluzione n.. 67/E del 20 settembre 2018 l'Agenzia delle Entrate risponde ad alcuni operatori che chiedevano se l'esonero dalla compilazione della sezione III del quadro AC del modello Redditi sussista anche in tutte le ipotesi in cui sia stata operata dalle banche una ritenuta sulle somme pagate dal condominio all'impresa che ha effettuato interventi di recupero del patrimonio edilizio sulle parti comuni dello stabile. Poiché dette somme sono soggette a ritenuta alla fonte da parte degli intermediari e, pertanto, sono già esposte nella dichiarazione dei sostituti d'imposta (modello 770 – quadro SY – sezione III) l'Agenzia ritiene che tale ipotesi possa rientrare nel caso di esonero. Inoltre, i dati contenuti nei bonifici relativi agli interventi di recupero del patrimonio edilizio su cui vengono applicate le ritenute d'acconto sono già comunicati al fisco tramite il flusso telematico.
L'amministratore di condominio può pertanto non compilare la sezione III del quadro AC del mod. Redditi e del quadro K del mod. 730 contenente i dati relativi ai fornitori di beni e servizi nei casi in cui gli intermediari abbiano operato la ritenuta alla fonte sulle somme pagate dal condominio per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio.

(Vedi risoluzione n. 67 del 2018)

Comunicazione dei dati e delle fatture emesse


Un Comune gestisce direttamente il servizio idrico integrato e provvede, ogni tre mesi, ad emettere bollette-fatture per addebitare agli utenti il costo relativo alla fornitura di acqua, depurazione e servizio di fognatura. L'Amministrazione locale chiede all'Agenzia delle Entrate se tali bollette-fatture debbano essere inserite nella 'Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute'. Le bollette emesse per l'addebito dei corrispettivi relativi alle somministrazioni di utenze sono da considerarsi fatture. Vista l'assimilazione l'Amministrazione finanziaria non ravvisa elementi per escludere le bollette-fatture dall'obbligo di invio della 'Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute'. Quanto ad eventuali esoneri, la norma, aggiornata al 2016, stabilisce che tutti i soggetti Iva sono tenuti a comunicare i dati di tutte le fatture emesse e ricevute, comprese quelle emesse nei confronti di soggetti privati. Il legislatore, tuttavia, con il decreto-legge 16 ottobre 2017 n. 148 ha previsto alcune semplificazioni stabilendo che le Pa sono esonerate dalla trasmissione delle fatture emesse nei confronti dei consumatori finali. Con riferimento al caso di specie l'Agenzia ritiene che per le bollette-fatture relative alla fornitura di acqua, depurazione e servizio di fognatura, sussiste l'obbligo di comunicazione limitatamente alle fatture emesse nei confronti di soggetti passivi, in quanto trattasi di fatture a tutti gli effetti.

(Vedi risoluzione n. 68 del 2018)

Nuovi codici tributo per il versamento dell'imposta ipotecaria, di sanzioni, interessi e spese di notifica sui decreti tavolari


Per consentire il versamento dell'imposta ipotecaria sui decreti tavolari, a seguito di notifica degli avvisi di liquidazione emessi dagli uffici, l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 69/E del 25 settembre 2018, ha istituito i seguenti codici tributo da utilizzare esclusivamente tramite il modello di pagamento 'F24 Versamenti con elementi identificativi' (c.d. F24 ELIDE):
'A201' denominato 'Decreto Tavolare – Imposta ipotecaria';
'A202' denominato 'Decreto Tavolare – Sanzione';
'A203' denominato 'Decreto Tavolare – Interessi';
'A204' denominato 'Decreto Tavolare – Spese di notifica'.
In sede di compilazione del modello i suddetti codici tributo sono esposti in corrispondenza delle somme indicate nella colonna 'importi a debito versati'.

(Vedi risoluzione n. 69 del 2018)

Istituzione delle causali tributo per la riscossione delle spese dovute all'Inps dalla controparte soccombente in giudizio


Con la risoluzione n. 70/E del 25 settembre 2018 l'Agenzia delle Entrate ha istituito le causali contributo per il versamento, tramite il modello F24, delle spese per i Consulenti Tecnici d'Ufficio e delle spese legali dovute dalla controparte soccombente in giudizio, di spettanza dell'Inps. Le causali contributo sono: 'RSCT' denominata 'Recupero spese CTU' e 'RSLE' denominata 'Recupero spese legali'. In sede di compilazione del modello le suddette causali sono esposte nella sezione Inps nel campo 'causale contributo', in corrispondenza della colonna 'importi a debito versati'.

(Vedi risoluzione n. 70 del 2018)

Istituzione del codice ente 'OPM' da utilizzare nel modello di versamento F23


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 71/E del 25 settembre 2018, ha istituito il codice ente 'OPM' denominato 'Organizzazione Penitenziaria Militare', da utilizzare nel modello di versamento F23. Il nuovo codice ente consentirà agli agenti della riscossione una corretta e puntuale rendicontazione delle somme riscosse a titolo di recupero delle spese di giustizia.

(Vedi risoluzione n. 71 del 2018)

Regime speciale per i lavoratori impatriati – caso prospettato


L'Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 72/E del 26 settembre 2018 al regime speciale per i lavoratori impatriati disciplinato dall'articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015 n. 147. Scopo dell'agevolazione è incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni e favorire lo sviluppo tecnologico, scientifico e culturale del Paese. Il decreto legislativo citato prevede la tassazione al 50% del reddito di lavoro prodotto in Italia. L'agevolazione è temporanea e applicabile per un quinquennio a decorrere dal periodo d'imposta in cui il lavoratore trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi di imposta successivi. Per essere destinatari del beneficio fiscale è necessario essere in possesso di un titolo di laurea e aver svolto continuativamente attività di lavoro dipendente, autonomo o di impresa fuori dall'Italia negli ultimi due anni o più. Ne hanno diritto anche coloro che hanno svolto attività di studio all'estero negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream. L'agevolazione è inoltre condizionata al fatto che gli interessati trasferiscano la residenza in Italia e si impegnino a permanervi per almeno due anni. Con riferimento al caso sottoposto l'Agenzia non trova impedimenti al beneficio fiscale non essendo rilevante che l'attività lavorativa all'estero sia stata prestata con società appartenenti al gruppo.

(Vedi risoluzione n. 72 del 2018)

Attività faunistico-venatoria dell'imprenditore agricolo: i redditi possono essere determinati in misura forfettaria


All'imprenditore agricolo che fornisce servizi faunistico-venatori può applicarsi, in relazione ai redditi che ne derivano, l'articolo 56-bis, comma 3, del Tuir. Nella richiesta di parere arrivata all'Agenzia delle Entrate si chiedeva di individuare il trattamento fiscale da applicare all'imprenditore agricolo, sia come persona fisica sia come società semplice, in relazione ai redditi derivanti dall'esercizio sul fondo dell'attività faunistico-venatoria. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 73/E del 27 settembre 2018, afferma che agli imprenditori agricoli che svolgono attività di fornitura di servizi effettuati mediante l'utilizzo prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, si applica, come già anticipato, l'art. 56-bis, comma 3, del Tuir che prevede un regime forfettario di determinazione dei redditi d'impresa. In base a tale regime forfettario il reddito è determinato applicando all'ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell'Iva, conseguiti con tali attività, il coefficiente di redditività del 25%.
Per fruire del regime forfettario è necessario che l'imprenditore agricolo utilizzi, per la fornitura di servizi, prevalentemente attrezzature o risorse normalmente impiegate nell'attività principale rispetto a quelle impiegate solo per la fornitura di servizi. Al fine di valutare la sussistenza del requisito della 'prevalenza' si può utilizzare un criterio basato sul confronto tra il fatturato realizzato con l'impiego di attrezzature o risorse aziendali. Il requisito della 'prevalenza' è rispettato se il fatturato derivante dall'impiego di attrezzature o risorse normalmente impiegate nell'attività agricola principale è superiore al fatturato ottenuto attraverso l'utilizzo delle altre attrezzature o risorse.

(Vedi risoluzione n. 73 del 2018)

Chiarimenti sul trattamento fiscale dei servizi resi dai centri di accoglienza migranti


Con la risoluzione n. 74/E del 27 settembre 2017 l'Agenzia delle Entrate definisce in maniera chiara la disciplina fiscale, agli effetti dell'Iva, applicabile alla gestione dei servizi effettuati nei centri di accoglienza dei migranti. Oltre all'accoglimento l'attività comprende il disbrigo delle pratiche amministrative, di assistenza generica alla persona, di assistenza sanitaria nonché il servizio di distribuzione dei beni quali il vestiario, per l'igiene personale e altro. Tali attività vengono in genere affidate a società commerciali, associazioni temporanee di impresa, Onlus, associazioni di volontariato, cooperative sociali o enti pubblici. Nell'interpello il Ministero fa presente che la gran parte dei centri di accoglienza ha una capacità ricettiva al di sotto di 300 posti. Questo fa sì che l'affidamento dell'appalto può essere concesso ad un solo soggetto al quale spetta l'onere di gestire tutte le attività. I centri con capienza maggiore sono invece costretti a suddividere l'appalto in quattro lotti prestazionali (fornitura di servizi, di pasti, di beni e servizi di pulizia e igiene ambientale).
Il Ministero chiede in particolare di conoscere se l'esenzione Iva possa essere estesa anche alle cooperative sociali e loro consorzi. Se in caso di appalti a centri di accoglienza con capacità superiori a 300 posti e, pertanto, affidati a soggetti diversi, in quale misura debba essere applicata l'Iva in relazione ai diversi servizi. Inoltre, se in caso di contratti in corso di esecuzione che prevedono l'applicazione dell'Iva, possa essere liquidato il corrispettivo ai gestori senza il versamento dell'Iva da parte dei propri Organi periferici che operano in regime di split payment.
I servizi di gestione dei centri di accoglienza dei migranti o richiedenti asilo politico sono esenti dall'Iva. L'esenzione si applica a prescindere dal soggetto che rende la prestazione. Il regime di esenzione si applica indipendentemente dalla modalità di effettuazione delle prestazioni ovvero sia allorquando le stesse siano rese direttamente al committente beneficiario del servizio sia se svolte nell'ambito di un contratto con un committente terzo. Se, però, il servizio è affidato a una cooperativa sociale o un loro consorzio, a decorrere dal 1°gennaio 2016, per i contratti stipulati dalla medesima data, si applica l'Iva nella misura del 5%. L'applicazione dell'Iva è invece esclusa nell'ipotesi in cui il gestore sia un'associazione di volontariato.
Il documento di prassi amministrativa precisa, dunque, che qualora il centro di accoglienza non superi i 300 posti al corrispettivo unico e indistinto percepito dal gestore sia applicabile il regime di esenzione dall'Iva a prescindere dalla natura giuridica del prestatore, con eccezione delle cooperative sociali e/o loro consorzi e delle associazioni di volontariato. Per appalti suddivisi in quattro lotti prestazionali, obbligatori in presenza di strutture ricettive superiori a 300 posti, affidati a gestori differenti, ciascuna tipologia di servizio sarà assoggettata ad Iva in base al regime proprio applicabile alla tipologia di servizio reso e al soggetto prestatore. Detti servizi saranno esenti dall'Iva se resi da un'associazione di volontariato. Sono inoltre esenti da Iva le prestazioni sanitarie di diagnosi e cura, le prestazioni di ricovero e cura rese da Onlus, le prestazioni socio-sanitarie rese da Onlus nei confronti di migranti e richiedenti asilo. I medesimi servizi se effettuati da cooperative sociali e loro consorzi nei confronti di migranti e richiedenti asilo, invece, possono fruire dell'aliquota Iva del 5%. Infine si precisa che nei casi in cui è prevista l'applicazione dell'Iva, la liquidazione dell'imposta dovrà avvenire in base al meccanismo dello split payment.

(Vedi risoluzione n. 74 del 2018)

Istituzione del codice ente 'SGP' da utilizzare nel mod. F23


Con la risoluzione n. 75/E del 5 ottobre 2018 l'Agenzia delle Entrate ha istituito il codice ente 'SGP' denominato 'Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica – Servizio del personale' da utilizzare nel modello di versamento F23. Il codice ente consente agli agenti della riscossione una corretta e puntuale rendicontazione delle somme riscosse a titolo di recupero delle spese di giustizia.

(Vedi risoluzione n. 75 del 2018)