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Novità Fiscali

Aliquota Iva applicabile alla cessione di alimenti per cani e gatti


Sconta l'aliquota Iva in misura ordinaria la commercializzazione di alimenti per cani e gatti. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 60/E del 7 agosto 2018, ha escluso l'applicazione dell'Iva agevolata per i prodotti 'N' e 'C' della società istante. I prodotti in questione sono classificabili al Capitolo 23 della Tariffa Doganale 'Residui e cascami delle industrie alimentari; alimenti preparati per gli animali', alla voce 2309: 'Preparazione dei tipi utilizzati per l'alimentazione degli animali' e in particolare alla sottovoce 230910 quali 'Alimenti per cani o gatti, condizionati per la vendita al minuto'. I prodotti classificati nella suddetta sottovoce, stante l'attuale normativa, sono espressamente esclusi dall'applicazione dell'aliquota Iva ridotta al 10%.

(Vedi risoluzione n. 60/E del 2018)

Aliquota Iva applicabile alle cessioni di tartufo 'congelato' e alle cessioni di tartufo 'conservato, immerso in acqua salata o in olio'


Con la risoluzione n. 59/E del 2 agosto 2018 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito all'applicazione del regime Iva agevolato alle cessioni di tartufo congelato e surgelato o conservato mediante tecniche di stabilizzazione termica a cui sono sottoposti i contenitori in vetro o metallo, immerso in acqua salata o olio. L'Amministrazione finanziaria specifica che al tartufo congelato si applica l'aliquota Iva ordinaria in quanto quella agevolata al 10% è riservata esclusivamente al prodotto fresco, refrigerato e temporaneamente conservato. L'aliquota Iva al 10% trova applicazione anche per il tartufo confezionato in barattoli di vetro trasparente e sottoposto al solo processo di sterilizzazione termica o conservato in barattoli di vetro con tappo in metallo con olio extravergine di oliva. Agevolabile al 10% pure il tartufo non cotto ma solo sterilizzato e quello conservato in olio d'oliva.

(Vedi risoluzione n. 59/E del 2018)

Questioni fiscali di interesse delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche


Con la circolare n. 18/E del 1°agosto 2018 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alle agevolazioni fiscali previste per lo sport dilettantistico. Tra le precisazioni emerge che le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fine di lucro che non hanno effettuato la comunicazione obbligatoria alla Siae non rischiano di uscire dal regime agevolato disciplinato dalla legge n. 398/1991 se hanno adottato un 'comportamento concludente' e comunicato all'Amministrazione finanziaria di volersi avvalere dell'agevolazione. La mancata comunicazione, tuttavia, è soggetta alla sanzione amministrativa da 250 a 2mila euro. La prima parte del documento di prassi amministrativa è dedicato alla normativa che regolamenta il regime tributario del settore dello sport dilettantistico. In particolare viene analizzata l'applicazione del regime fiscale recato dalla legge n. 398/1991 per il quale possono optare le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che, nel corso del periodo d'imposta precedente, hanno conseguito proventi derivanti da attività commerciale per un importo non superiore a 400mila euro. Tale regime agevolativo prevede modalità di determinazione forfetaria del reddito imponibile e dell'Iva nonché previsioni di favore in materia di adempimenti contabili, di certificazione dei corrispettivi e dichiarativi. La circolare, inoltre, affronta alcune questioni concernenti l'applicazione, in favore delle medesime associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, del beneficio fiscale previsto dall'articolo 148, comma 3, Tuir che stabilisce la non imponibilità, ai fini delle imposte sui redditi, delle attività svolte in attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti dei soci e di altre categorie di soggetti tassativamente indicati. La seconda parte del documento è dedicata all'analisi degli effetti della riforma del Terzo settore sull'applicabilità del regime fiscale di cui alla legge n. 398 del 1991 e dell'agevolazione di cui all'art. 148, comma 3, del Tuir. Il legislatore, con la riforma citata, ha incluso le attività sportive dilettantistiche tra gli enti del Terzo settore ma ha consentito alle associazioni e alle società sportive dilettantistiche che operano al suo interno di conservare le agevolazioni fiscali già esistenti. Ne deriva che le associazioni e le società sportive dilettantistiche potranno scegliere se mantenere le agevolazioni fiscali per esse previste. In alternativa le stesse potranno entrare a far parte degli enti del Terzo settore e fruire dei relativi benefici tributari. Il Codice del Terzo settore ha modificato alcune disposizioni relative all'ambito soggettivo di applicazione del regime agevolativo di cui alla legge 398/1991, prevedendo, da un lato, la disapplicazione di detto regime per gli enti del Terzo settore e, dall'altro, l'abrogazione delle norme che attualmente estendono l'applicazione del regime alle associazioni senza fini di lucro, alle associazioni pro-loco ed alle associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare legalmente costituite senza fini di lucro. Tuttavia, queste modifiche saranno operative solo dal periodo d'imposta successivo a quello in cui sarà attivo il Registro unico nazionale del Terzo settore. Pertanto, fino ad allora, l'ambito soggettivo di applicazione del regime di favore di cui alla legge n. 398/1991, resta invariato. Successivamente a tale termine, il regime di cui alla legge 398/1991 non potrà più trovare applicazione né nei confronti delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che sceglieranno di assumere la qualifica di enti del Terzo settore iscrivendosi nel Registro unico nazionale del Terzo settore, né nei confronti delle associazioni senza fini di lucro e delle associazioni pro-loco nonché delle associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare legalmente costituite senza fini di lucro. Il regime in esame, invece, continuerà a trovare applicazione per le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che non assumeranno la qualifica di enti del Terzo settore. Con riguardo, invece, agli effetti della riforma del Terzo settore sulla 'decommercializzazione' prevista dall'articolo 148, comma 3, del Tuir, la circolare precisa che il Codice del Terzo settore stabilisce, da un lato, la disapplicazione dell'intero articolo 148 nei confronti degli enti non profit, e, dall'altro, prevede una modifica delle disposizioni di cui al comma 3 dello stesso articolo 148 del Tuir. In virtù di tale modifica, dal novero delle tipologie di enti non commerciali associativi destinatari dell'agevolazione di cui all'articolo 148, comma 3, del Tuir, è prevista l'eliminazione delle associazioni assistenziali, culturali, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona. La norma, quindi, resta applicabile alle associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose nonché le associazioni sportive dilettantistiche. Anche queste modifiche saranno efficaci solo dal periodo d'imposta successivo a quello in cui sarà attivo il Registro unico nazionale. Di conseguenza, solo le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che non assumeranno la qualifica di enti del Terzo settore potranno continuare ad avvalersi della previsione di decommercializzazione di cui all'articolo 148, comma 3, del Tuir. Diversamente, le associazioni e le società sportive dilettantistiche che decideranno di assumere la qualifica di enti del Terzo settore non potranno più essere destinatarie della previsione di decommercializzazione prevista dall'articolo 148, comma 3, del Tuir. La circolare prosegue analizzando le questioni connesse all'applicazione del regime fiscale di cui alla legge 398/1991.

Mancata comunicazione alla Siae dell'opzione per il regime di cui alla legge 398/1991

Come anticipato, nel caso di mancata comunicazione alla Siae dell'opzione per il regime di cui alla legge 398/1991 gli enti sportivi non decadono dal regime agevolato in presenza di comportamento concludente e di regolare comunicazione all'Agenzia delle Entrate dell'esercizio dell'opzione. Tuttavia, la mancata comunicazione è soggetta alla sanzione amministrativa di cui all'art. 11 del Dlgs 471/1997.

Contributi erogati da enti pubblici

I contributi erogati da enti pubblici a una associazione sportiva dilettantistica per lo svolgimento convenzionato di attività aventi finalità sociali non rilevano nel calcolo del plafond dei proventi commerciali di 400mila euro. Ciò, a prescindere che i contributi siano a fondo perduto o assumano la natura di corrispettivi. Se, tuttavia, assumono tale natura sarà però dovuta l'Iva secondo il regime di favore di cui alla legge 398 del 1991.

Tracciabilità dei pagamenti e dei versamenti

Nel caso di quote di iscrizione a corsi o di quote di affiliazione, di importo esiguo, incassate in contanti dall'associazione o dalla società sportiva dilettantistica senza fini di lucro e poi versate cumulativamente sul proprio conto corrente per un importo pari o superiore a 1.000 euro, la circolare precisa che al fine di rispettare l'obbligo di tracciabilità previsto dalla legge n. 133/1999, l'ente è tenuto a rilasciare una quietanza per ogni singola quota di iscrizione, a conservarne copia e ad annotare in un registro i dati relativi ai soggetti che hanno effettuato i versamenti, gli importi incassati e gli importi pagati.

Decadenza dal regime agevolato nel caso di superamento del limite di 400mila euro

Nell'ipotesi in cui nel corso dell'ultimo mese del periodo d'imposta venga superato il plafond dei 400mila euro, il regime agevolativo trova applicazione per tutto il periodo d'imposta in cui è avvenuto il superamento. Per l'anno successivo, invece, si applicherà il regime ordinario, ai fini Ires e Iva.

Effetti della mancata tenuta del modello previsto dal decreto del Min. delle Finanze 11 febbraio 1997 sulla fruibilità del regime fiscale di favore

Il mancato rispetto dell'obbligo contabile di annotare i proventi nel modello di cui al decreto del Min. delle Finanze 11 febbraio 1997 non comporta la decadenza dalle agevolazioni previste dalla legge 398/1991, purché l'associazione sportiva dilettantistica o la società sportiva dilettantistica senza scopo di lucro sia in grado di fornire gli opportuni riscontri contabili ai verificatori in caso di controllo.

Applicabilità del regime di cui alla legge 398/1991 alle Federazioni Sportive Nazionali ed alle Discipline Sportive Associate

Le Federazioni Sportive Nazionali e le Discipline Sportive associate non perseguono fini di lucro. L'art. 9-bis del dl 417/1991 ha stabilito che alle associazioni senza fini di lucro e alle associazioni pro-loco si applicano le disposizioni di cui alla legge 16 dicembre 1991 n. 398. Ma il Codice del Terzo settore ha previsto l'abrogazione dell'articolo 9-bis del decreto legge citato, a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello di autorizzazione e, comunque, non prima del periodo d'imposta successivo di operatività del Registro Unico nazionale del Terzo settore. Pertanto, le Federazioni Sportive Nazionali e le Discipline Sportive Associate possono tuttora optare per il regime di favore di cui alla legge 398/1991 ma dal momento in cui avrà effetto l'abrogazione dell'art. 9-bis del decreto legge 417/1991 non potranno più optare per il regime di cui alla legge 398/1991.

Quote ricevute dall'associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro per garantire la custodia delle attrezzature e dei beni ed il ricovero degli animali utilizzati nella pratica sportiva dilettantistica

Le prestazioni di custodia delle attrezzature e dei beni o di ricovero degli animali (ad esempio i cavalli) affidati all'associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro dai soci o dagli altri soggetti autorizzati possono considerarsi svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali della stessa associazione o società sportiva dilettantistica se siano connaturate ed essenziali all'attività principale svolta da tali enti. Per la verifica di questo requisito basterà escludere che la custodia delle attrezzature e dei beni o il ricovero degli animali non si risolva in un mero espediente per ottenere tali prestazioni a condizioni più vantaggiose in ragione del regime fiscale di favore di cui godono gli enti sportivi dilettantistici. Inoltre sarà importante verificare che le attrezzature e i beni custoditi nonché gli animali ricoverati siano idonei alla pratica sportiva da parte della Federazione Sportiva Nazionale di appartenenza.

Conseguenze in caso di tardiva presentazione del Modello EAS (7.7)

In caso di presentazione del Modello EAS oltre i termini ordinari nonché oltre il termine per beneficiare dell'istituto della c.d. remissione in bonis, l'associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro non può avvalersi del regime agevolativo in relazione all'attività realizzata precedentemente alla data di presentazione del Modello. Potrà farlo, tuttavia, per le operazioni compiute successivamente alla presentazione dello stesso, anche se ricadenti nel medesimo periodo di imposta in cui avviene la comunicazione. E' bene ricordare che il Modello EAS deve essere presentato entro 60 giorni dalla costituzione dell'ente.

Trattamento fiscale della cessione, da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, dei diritti alla prestazione sportiva dell'atleta (7.8)

Le attività rese, verso corrispettivo, da un atleta appartenente a una associazione o società sportive dilettantistica senza fini di lucro 'in diretta attuazione degli scopi istituzionali'non si considerano commerciali se effettuate nei confronti di altre associazioni che svolgono la medesima attività ossia che facciano parte della medesima organizzazione locale o nazionale. E' necessario, tuttavia, che l'atleta abbia svolto nell'ambito dell'associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa cedente un'effettiva attività volta ad apprendere e migliorare la pratica sportiva dilettantistica. Si applicano, invece, le regole generali di tassazione se la cessione di un giocatore tra queste categorie di enti costituisce un trasferimento avente finalità meramente speculative. La cessione, inoltre, sarà ugualmente tassabile secondo le regole generali se la destinataria non è un'altra associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro affiliata alla stessa Federazione Sportiva della cedente.

Trattamento fiscale della cessione, da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, di diritti alla partecipazione al campionato

In caso di cessione, da parte delle associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, del diritto alla partecipazione al campionato, potrà trovare applicazione la previsione agevolativa della 'decommercializzazione' a condizione che la cessione avvenga a favore di un'altra associazione o società sportiva e che entrambe siano affiliate alla medesima Federazione Sportiva. Inoltre è necessario che l'associazione o la società sportiva dilettantistica non lucrativa che pone in essere la cessione continui comunque, seppure in una categoria inferiore, a partecipare ai campionati.

Esenzione dall'imposta di bollo

Godono della esenzione da imposta di bollo tutti i documenti, comprese le ricevute per indennità, rimborsi spese analitici, rimborsi spese forfettari, richiesti a fronte di somme erogate dalle federazioni sportive e dagli Enti di Promozione Sportiva.

(Vedi circolare n. 18/E del 2018)

Istituzione dei codici tributo per l'utilizzo dei crediti d'imposta ceduti corrispondenti alle detrazioni spettanti per interventi di Ecobonus e Sismabonus


La legge prevede la possibilità di cedere i crediti d'imposta corrispondenti alle detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica (Ecobonus) e per quelli relativi all'adozione di misure antisismiche (Sismabonus) effettuati su parti comuni degli edifici. Il credito ceduto può essere ripartito in tante quote quante sono le quote annuali di pari importo (cinque per Sismabonus e dieci per Ecobonus). Le quote possono essere utilizzate dal cessionario esclusivamente in compensazione presentando il modello F24 tramite i servizi telematici. Per consentire l'utilizzo in compensazione, tramite mod. F24, delle quote annuali dei crediti ceduti l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 58/E del 25 luglio 2018, ha istituito i seguenti codici tributo: '6890' denominato 'Ecobonus – Utilizzo in compensazione del credito d'imposta ceduto ai sensi dell'art. 14, commi 2-ter e 2-sexies, del DL 4 giugno 2013 n. 63 e successive modificazioni'; '6891' denominato 'Sismabonus – Utilizzo in compensazione del credito d'imposta ceduto ai sensi dell'art. 16, comma 1-quinquies, del DL 4 giugno 2013 n. 63 e successive modificazioni'.

(Vedi risoluzione n. 58/E del 2018)

Cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per gli interventi di efficienza energetica nonché per gli interventi relativi all'adozione di misure antisismiche


Con la circolare n. 17/E del 23 luglio 2018 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alle modalità di applicazione delle disposizioni in materia di cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per gli interventi di efficienza energetica nonché per gli interventi relativi all'adozione di misure antisismiche effettuati su edifici. Già, con la circolare n. 11/E/2018 l'Amministrazione finanziaria si è espressa in materia di cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per interventi di efficienza energetica chiarendo che la cessione deve intendersi limitata ad una sola eventuale cessione successiva a quella originaria e che per altri soggetti privati devono intendersi i soggetti diversi dai fornitori che siano collegati al rapporto dal quale ha avuto origine la detrazione. La medesima circolare ha chiarito che, nel caso di interventi condominiali, la detrazione può essere ceduta agli altri condomini ma mai agli istituti di credito e agli intermediari finanziari. Con questa circolare l'Agenzia fornisce cinque chiarimenti.

  1. All'interrogativo se le cessioni del credito trattate possano ritenersi applicabili anche agli interventi realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico, l'Agenzia risponde positivamente per gli interventi realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 1. E, analogamente a quanto previsto per gli interventi di efficienza energetica, il credito può essere ceduto anche ai soggetti che hanno effettuato gli interventi (fornitori e imprese costruttrici). Ai soggetti beneficiari di dette detrazioni resta tuttavia preclusa la possibilità di cedere il credito corrispondente alla detrazione agli istituti di credito e agli intermediari finanziari.
  2. Nel secondo quesito la circolare precisa che nel caso di lavori effettuati da un'impresa appartenente ad un consorzio o ad una Rete di impresa, il credito corrispondente alla detrazione può essere ceduto anche agli altri consorziati o retisti, anche se non hanno eseguito i lavori, o direttamente al consorzio o alla Rete. Sono escluse le cessioni a favore degli istituti di credito e degli intermediari finanziari.
  3. Nel terzo quesito viene chiarito che se il fornitore del servizio si avvale di un sub-appaltatore per eseguire l'opera, la cessione del credito può essere effettuata anche a favore di quest'ultimo o, ancora, a favore di chi ha fornito i materiali necessari per eseguire l'opera.
  4. Nel quarto chiarimento l'Amministrazione precisa che la cessione del credito d'imposta può essere effettuata anche a favore dei soggetti che hanno eseguito l'intervento agevolabile, lavori che in sé considerati non danno diritto alle detrazioni cedibili, sempreché questi soggetti rientrino nel medesimo contratto d'appalto da cui originano le detrazioni.
  5. Con il quinto chiarimento si precisa che il collegamento con il rapporto che ha dato origine alla detrazione deve essere valutato sia con riferimento alla cessione originaria che a quella successiva.


(Vedi circolare n. 17/E del 2018)

Trattamento dei crediti tributari e contributivi nel 'concordato'


Con la circolare n. 16/E del 23 luglio 2018 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sul trattamento dei crediti tributari nel concordato preventivo e nell'accordo di ristrutturazione del debito. Questo, alla luce delle modifiche legislative introdotte dalla legge di Bilancio 2017 e di taluni più recenti indirizzi giurisprudenziali. Il documento di prassi amministrativa evidenzia che l'imprenditore in stato di crisi può proporre all'Amministrazione finanziaria il pagamento ridotto o dilazionato dei debiti tributari compresi quelli relativi all'Iva e alle ritenute. A tal fine è chiamato a definire il trattamento dei debiti con le agenzie fiscali seguendo le nuove procedure dettate dal nuovo articolo 182-ter della legge fallimentare. Ma la falcidiabilità dell'Iva anche nel concordato in continuità costituisce una novità abbastanza recente. Per molti anni l'Agenzia delle Entrate ha condiviso la tesi intransigente della Corte di cassazione. Tuttavia, nel 2016, con la sentenza del 7 aprile (causa C-546/2014) la Corte di giustizia europea ha ammesso il pagamento parziale del credito Iva nell'ambito del concordato preventivo affermando che la misura non contrasta con la normativa comunitaria. Dopo questa pronuncia la Cassazione a Sezioni unite ha limitato il divieto di falcidia dell'Iva alle sole ipotesi di concordato con transazione fiscale. Poi, come anticipato, la legge 232/2016 (legge di Bilancio 2017) ha riscritto l'art. 182-ter della legge fallimentare che ha ammesso la possibilità di falcidiare tutti i debiti tributari all'interno del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione, ivi compresi quelli relativi a Iva e a ritenute. La riforma fallimentare intende promuovere il ricorso alla rideterminazione concordata del debito al fine di permettere la conservazione dell'impresa, la salvaguardia dei livelli occupazionali e la tutela dei creditori. Con il documento di prassi amministrativa l'Agenzia delle Entrate conferma l'estensione al concordato in continuità del principio di falcidiabilità dell'Iva ma il ricorso all'art. 182-ter della legge fallimentare non deve essere visto come una furtiva reintroduzione della transazione fiscale quale condizione di rideterminazione del debito tributario. Per la circolare si tratta, invece, di una procedura che consente una rideterminazione uniforme dei crediti tributari rispetto a quella offerta ai creditori estranei al Fisco. All'interno della procedura di concordato preventivo viene precisato che se i crediti fiscali delle agenzie fiscali o degli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie sono assistiti da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono risultare inferiori o meno vantaggiosi rispetto a quelli offerti ai creditori che hanno credito di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica e interessi economici omogenei. Il documento interviene anche sui crediti per tributi oggetto di contenzioso e precisa che il trattamento deve essere riferibile all'ammontare risultante dalla pronuncia che definisce il giudizio, con la possibilità di richiedere, a cura dell'Amministrazione finanziaria, l'accantonamento di un importo pari alla percentuale di soddisfacimento del credito contestato, tenendo conto delle modifiche di cui al dl 83/2015 ovvero del trattamento prioritario delle citate controversie.

(Vedi circolare n. 16/E del 2018)

La disciplina dei beni significativi alla luce della norma di interpretazione autentica introdotta dalla legge di bilancio 2018


Con la circolare n. 15/E del 12 luglio 2018 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla disciplina dei c.d. 'beni significativi' di cui all'art. 7, comma 1, lettera b) della legge n. 488/1999 e al decreto del Mef 29 dicembre 1999, oggetto della norma di interpretazione autentica introdotta dalla legge di Bilancio 2018. La prima precisa che sono soggetti all'imposta sul valore aggiunto con l'aliquota del 10% gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e quelli di ristrutturazione edilizia realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata. Con il decreto del Mef, invece, sono stati individuati i beni che costituiscono una parte significativa del valore delle forniture effettuate nell'ambito delle prestazioni ('beni significativi') ai quali l'aliquota ridotta si applica fino a concorrenza del valore complessivo della prestazione relativa all'intervento di recupero, al netto del valore dei predetti beni. Scopo della norma è agevolare le prestazioni di servizi aventi ad oggetto la realizzazione degli interventi di recupero. L'agevolazione, oltre a comprendere le prestazioni di servizi rese, racchiude anche le materie prime e semilavorate nonché i beni necessari per realizzare gli interventi, a condizione che siano forniti dal soggetto che ha eseguito i lavori.
Il dm del 29 dicembre 1999 individua i seguenti 'beni significativi': ascensori e montacarichi, infissi, caldaie, videocitofoni, apparecchiature di condizionamento e riciclo dell'aria, sanitari e rubinetterie da bagno, impianti di sicurezza. Si tratta di beni per i quali il valore assume una certa rilevanza rispetto a quello delle forniture effettuate nell'ambito degli interventi di recupero del patrimonio edilizio. L'elenco è tassativo, in quanto la limitazione all'applicazione dell'aliquota Iva al 10% opera solo in relazione ai beni indicati dal decreto ministeriale. L'Agenzia, tuttavia, precisa che vanno considerati 'beni significativi' anche quelli che hanno le stesse funzionalità dei beni elencati. Pensiamo, ad esempio, alle stufe a pellet che se utilizzate per riscaldare l'acqua possono essere assimilate alle caldaie, cioè a 'beni significativi'.
Per tutti i beni diversi da quelli elencati nel dm 29 dicembre 1999 vale il principio generale in base al quale il valore relativo confluisce in quello della prestazione di servizi soggetto ad Iva con aliquota del 10%. Per quanto concerne le parti staccate dei beni significativi, solo se connotate da autonomia funzionale rispetto al manufatto principale non sono comprese nel valore del bene significativo, ai fini della verifica della quota di valore non soggetta ad aliquota al 10%. Diversamente, se la parte staccata concorre alla normale funzionalità dei beni significativi ed è, dunque, priva di una propria autonomia funzionale, la stessa deve essere considerata parte integrante dei medesimi beni. In tal caso, il valore della parte staccata deve confluire, ai fini della determinazione del limite cui applicare l'Iva al 10%, nel valore dei beni significativi. A titolo di esempio pensiamo alla sostituzione del bruciatore della caldaia già installata. Sebbene il bruciatore non presenti un'autonomia funzionale rispetto alla caldaia, il valore dello stesso confluisce nel valore della prestazione di servizi; ciò, in quanto nell'intervento non viene fornito il bene significativo, cioè la caldaia, ma solo un componente dello stesso.
Dunque, il valore delle parti staccate del 'bene significativo' confluisce in quello della prestazione solo se tali parti sono connotate da una propria autonoma funzione.
Il documento di prassi amministrativa fornisce degli esempi in merito alla qualificazione di tapparelle, scuri, veneziane, zanzariere, inferriate o grate di sicurezza. Tali sistemi sono generalmente autonomi rispetto agli infissi e il loro costo non viene attratto da quello di questi ultimi. Ma nel caso in cui le tapparelle o le zanzariere siano strutturalmente integrate negli infissi, il loro valore, ai fini dell'applicazione dell'aliquota agevolata, confluisce in quello dei beni significativi. Le grate di sicurezza non sono riconducibili ai beni significativi elencati nel dm e non possono essere considerate parti o componenti separate degli infissi. Pertanto ai fini dell'applicazione dell'Iva del 10% all'intervento di manutenzione, il loro valore non assume autonoma rilevanza e non deve confluire nel valore degli infissi ma nel valore complessivo della prestazione soggetta all'aliquota del 10%.
In merito alla determinazione del valore da imputare ai beni significativi, la circolare precisa che da questo deve essere escluso il mark-up cioè il margine aggiunto dal prestatore al costo di produzione o al costo di acquisizione del bene significativo per determinare il prezzo finale di cessione. Ciò che rileva, dunque, è solo il costo originario del bene significativo.
Per quanto concerne le modalità di fatturazione dell'intervento agevolato la circolare afferma che il prestatore è tenuto ad indicare, oltre al corrispettivo complessivo dell'operazione, comprensivo del valore dei beni significativi forniti nell'ambito dell'intervento, anche il valore degli stessi beni, evidenziando separatamente l'ammontare dell'imposta con applicazione dell'aliquota del 10% e quello risultante dall'applicazione dell'aliquota ordinaria.
Avendo natura interpretativa la norma esplica efficacia retroattiva. Eventuali comportamenti difformi rispetto alle disposizioni previste dalla norma di interpretazione autentica, tenuti dai contribuenti fino al 31 dicembre 2017, non possono essere contestati mentre andranno abbandonate le contestazioni già operate. Resta precluso il rimborso dell'imposta che sia stata applicata in misura maggiore sulle operazioni effettuate entro la predetta data.

(Vedi circolare n. 15 del 2018)