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Novità Fiscali

Istituzione del codice tributo per il versamento delle somme previste dall'art. 1, comma 1048, della legge 205/2017


Con la risoluzione n. 14/E del 9 febbraio 2018 l'Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo per il versamento, tramite il modello F24 Accise, delle somme previste dall'articolo 1, comma 1048 della legge di Bilancio 2018. Il nuovo codice tributo '5466' è denominato 'Versamento delle somme per la proroga delle concessioni e della titolarità dei punti di raccolta regolarizzati – Art. 1, comma 1048, della legge 27 dicembre 2017 n. 205'.

(Vedi risoluzione n. 14 del 2018)

Biglietto dinamico per la vendita dei biglietti nel settore dello spettacolo. Imponibilità ai fini Iva. Criteri per la determinazione del prezzo di vendita al quale commisurare i biglietti gratuiti


L'Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 15/E del 15 febbraio 2018 alle problematiche fiscali relative all'introduzione del principio del prezzo dinamico (dynamic ticket pricing) per la vendita di biglietti nel settore degli spettacoli. Questa metodologia prevede che il prezzo del biglietto possa continuamente variare in base ad algoritmi di calcolo che tengono conto di varianti predeterminate. Secondo l'istante tale modalità di vendita necessita di approfondimenti con riferimento alla disciplina impositiva dei biglietti omaggio. Chiede, di conseguenza, chiarimenti sulla corretta individuazione del prezzo di vendita al quale commisurare i biglietti gratuiti. Il Dpr 633 all'articolo 3, comma 5, esclude dall'imposizione ai fini Iva le prestazioni spettacolistiche gratuite solo quando rese ai possessori di titoli di accesso rilasciati gratuitamente dagli organizzatori di spettacoli nel limite del 5% dei posti del settore. I biglietti omaggio che eccedono tale limite sono imponibili ai fini Iva. Nel caso prospettato ovvero di prezzi dinamici è corretto fare riferimento al prezzo intero massimo praticato durante il periodo di vendita per la categoria di posti cui i biglietti omaggio danno diritto ad accedere.

(Vedi risoluzione n. 15 del 2018)

Reddito di lavoro dipendente – Indennizzo risarcitorio erogato in esecuzione della stipula di contratti di prossimità


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 16/E del 15 febbraio 2018, fornisce chiarimenti in merito alla corretta modalità di tassazione degli emolumenti corrisposti ai lavoratori dipendenti in esecuzione di contratti collettivi di prossimità. Nel quesito sottoposto si chiedeva se le indennità erogate a titolo di indennizzo, in esecuzione dei citati contratti finalizzati alla gestione delle crisi aziendali, concorrano o meno alla formazione del reddito. Considerato che i contratti cosiddetti di prossimità possono derogare alle disposizioni di legge o ai contratti collettivi soltanto nell'ambito delle materie tassativamente elencate nel comma 2 del dl 13 agosto 2011 n. 138, e rilevato che tra queste ultime non è ricompresa la normativa fiscale, alle indennità e alle retribuzioni corrisposti in esecuzione dei medesimi contratti dovrà essere applicata l'ordinaria disciplina fiscale prevista per i redditi di lavoro dipendente dall'art. 51 del Tuir. L'Agenzia ha già chiarito che laddove l'indennizzo vada a compensare un mancato guadagno, o nel caso di lavoro dipendente la mancata percezione di redditi di lavoro, le somme corrisposte, in quanto sostitutive di reddito, vanno assoggettate a tassazione e così ricomprese nel reddito complessivo del soggetto percipiente. Solo laddove il risarcimento abbia la funzione di reintegrazione patrimoniale per una perdita sofferta, ovvero non rappresenti una ricchezza nuova, avendo la funzione di riequilibrare il valore d'un patrimonio perduto, tale somma non sarà assoggettata a tassazione. Sulla base di ciò, le indennità che abbiano la finalità di ristorare il lavoratore per la riduzione del salario, risultando sostitutive di reddito di lavoro dipendente, sono da assoggettare a tassazione ai sensi dell'art. 51, comma 1, del Tuir, con conseguente obbligo da parte del soggetto erogante di operare le ritenute.

(Vedi risoluzione n. 16 del 2018)

Permuta tra un Comune e l'Agenzia del Demanio – trattamento tributario ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale


Con la risoluzione n. 12/E del 31 gennaio 2018 l'Agenzia delle Entrate si occupa del corretto trattamento fiscale applicabile, ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale ad un atto di permuta che interviene tra un Comune e l'Agenzia del Demanio. Il quesito formulato attiene all'esatta interpretazione della disciplina in materia di applicazione dei tributi indiretti agli atti costitutivi o traslativi di diritti reali immobiliari. Per stabilire la corretta tassazione applicabile all'operazione permutativa in esame, l'Amministrazione finanziaria rammenta, in primis, le regole da applicare ai fini dell'imposta di registro; successivamente passa all'analisi delle imposte ipotecarie e catastali applicabili al caso specifico. Sinteticamente il documento di prassi amministrativa sostiene che la permuta di immobili pubblici, che interviene tra lo Stato e un Comune, deve essere assoggettata all'imposta di registro nella misura fissa di 200 euro che grava sull'ente locale. Le imposte ipotecarie e catastali, invece, non sono dovute per il trasferimento in favore dello Stato mentre, relativamente al trasferimento in favore del Comune, l'imposta ipotecaria va corrisposta in misura fissa (200 euro) e l'imposta catastale è dovuta nella misura dell'1%.

(Vedi risoluzione n. 12 del 2018)

Fusione per incorporazione di una società consolidante con società non inclusa nel consolidato – non applicabilità in via analogica della disciplina prevista dal d.m. 9 giugno 2004


L'Agenzia delle Entrate dedica al consolidato la risoluzione n. 13/E del 2 febbraio 2018. Il documento chiarisce che non si applicano in via analogica le disposizioni che prevedono l'interruzione della tassazione di gruppo prima del compimento del triennio nel caso di una fusione per incorporazione di una società consolidante in una società esterna al consolidato, allorquando il soggetto incorporante sia una Spac (special purpose acquisition company), ossia un veicolo neocostituito, oppure che, pur non essendolo formalmente, possa essere considerato come tale, in quanto non abbia una propria operatività e sia stato costituito al solo scopo di individuare una società target e incorporarla dopo l'acquisto. Il documento di prassi amministrativa esamina il caso di una Spac italiana costituita ai sensi delle norme di Borsa italiana, con l'obiettivo, terminato il percorso di quotazione, di individuare una società target con cui realizzare una operazione di integrazione per quotare le azioni di quest'ultima.

(Vedi risoluzione n. 13 del 2018)

Contributo unificato Giustizia Amministrativa – Estensione dell'utilizzo del modello di pagamento F24 Enti pubblici ai codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 123/E e 159/E del 2017


Con la risoluzione n. 8/E del 25 gennaio 2018 l'Agenzia delle Entrate estende l'utilizzo del modello di pagamento F24 Enti pubblici ai codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 123/E del 12 ottobre 2017 e n. 159/E del 21 dicembre 2017. Parliamo dei codici tributo GA01 – GA02 - GA03 - Ga04 e GA05 per il versamento spontaneo del contributo unificato e i codici tributo GA0T – GA0S – GA0Z per il versamento delle somme dovute per l'omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato a seguito dell'invito al pagamento da parte degli uffici della Giustizia amministrativa.

(Vedi risoluzione n. 8 del 2018)

Regime di consolidato nazionale e utilizzo delle perdite – Casi particolari


Con la circolare n. 2/E del 26 gennaio 2018 l'Agenzia delle Entrate chiarisce due aspetti relativi all'utilizzo delle perdite nell'ambito del consolidato fiscale. Il primo riguarda la possibilità per i soggetti aderenti al regime di consolidato nazionale, di utilizzare in accertamento le perdite anteriori all'esercizio dell'opzione, nella particolare ipotesi in cui la rettifica del reddito complessivo proprio della consolidata, operata nell'atto unico, sia relativa a un periodo d'imposta in cui la consolidata abbia trasferito in dichiarazione, come risultato di esercizio, una perdita alla fiscal unit. Il secondo aspetto riguarda il criterio di attribuzione delle perdite maturate nel corso di diversi trienni di opzione della tassazione di gruppo, in ipotesi di interruzione o revoca del consolidato, qualora sia stato medio tempore modificato tale criterio di attribuzione. L'Amministrazione finanziaria chiarisce che nel caso in cui la consolidata si sia trovata ad essere destinataria di un accertamento relativo a un anno in cui abbia trasferito al consolidato una perdita, può chiedere lo scomputo delle perdite ante consolidato per abbattere solo la parte del maggior imponibile accertato che ecceda la perdita di periodo trasferita in sede dichiarativa alla fiscal unit. Nel caso, invece, in cui venga modificato da un triennio all'altro il criterio per l'attribuzione delle perdite all'atto dell'interruzione del consolidato, a prevalere è l'ultimo criterio comunicato in sede di opzione o di rinnovo in relazione a tutte le perdite da attribuire, anche a quelle maturate in passato.

(Vedi circolare n. 2 del 2018)

Termine di conservazione elettronica delle dichiarazioni fiscali


Con un interpello una società chiede se, per la conservazione elettronica delle dichiarazioni fiscali, debba essere considerata come data di riferimento per l'individuazione del termine di scadenza l'anno di presentazione della dichiarazione, ovvero l'anno del periodo di imposta a cui si riferisce la dichiarazione medesima. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 9/E del 29 gennaio 2018, afferma che per il calcolo del termine di scadenza per la conservazione occorre fare riferimento all'anno di produzione e trasmissione del documento. Ad esempio, per la dichiarazione annuale dei redditi 2017, essendo un documento formatosi nel corso dell'anno 2017, il termine di scadenza per la relativa conservazione coinciderà con il terzo mese successivo al termine di presentazione delle dichiarazioni dei redditi relativa all'anno d'imposta 2017, ossia il 31 gennaio 2019.

(Vedi risoluzione n. 9 del 2018)

Disciplina Ires per la valutazione titoli con il criterio del costo ammortizzato


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 10/E del 29 gennaio 2018, fornisce chiarimenti in merito alla disciplina Ires per quanto concerne la valutazione dei titoli di società che hanno adottato, nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2016, il criterio del 'costo ammortizzato', per la valutazione dei titoli posseduti alla data del 1°gennaio 2016. La società informa che ha deciso di non avvalersi della facoltà prevista dal decreto legislativo n. 139/2015 e ha provveduto a rideterminare al costo ammortizzato il valore di tutti i titoli di debito in suo possesso al 31 dicembre 2016 e, quindi, anche ai titoli ereditati dalle società fuse. Ma ci si chiede cosa accade se si utilizza il nuovo criterio contabile per tutti i titoli in possesso. Il documento di prassi amministrativa precisa che l'introduzione del nuovo criterio del costo ammortizzato si applica solo ai titoli acquistati dopo il 1°gennaio 2016, mentre per i titoli acquistati anteriormente al 2016 la società è tenuta ad applicare le regole fiscali previgenti. In quest'ultimo caso va gestito un doppio binario fiscale. Gli effetti patrimoniali e reddituali di un magazzino sono assoggettati, ai fini fiscali, a due differenti regimi: la disciplina previgente per i titoli acquistati ante 1°gennaio 2016 e ancora in possesso; al costo ammortizzato per i titoli acquistati al 1°gennaio 2016. Il chiarimento più importante ha tuttavia riguardato lo 'scarico' del magazzino quando le vendite riguardano entrambi i magazzini fiscali. Poiché la norma non stabilisce il criterio con cui imputare la riduzione dei titoli in magazzino al momento della vendita degli stessi, il documento di prassi amministrativa propende per un criterio proporzionale che evita scelte arbitrarie. Questa modalità comporta che in ciascun periodo di imposta occorre attribuire la vendita dei titoli in base al rapporto tra l'ammontare dei titoli della stessa specie giacenti in ciascuno dei due magazzini fiscali e l'ammontare complessivo dei medesimi titoli posseduti dalla società.

(Vedi risoluzione n. 10 del 2018)

Regime fiscale applicabile alle operazioni di manipolazione su piante ornamentali


Le attività di manipolazione dei prodotti derivanti dalla coltivazione delle piante rientrano tra le attività agricole connesse per le quali è applicabile la tassazione su base catastale. Lo stesso trattamento fiscale interessa altre operazioni come la concimazione del terriccio, il trattamento delle zolle, la potatura, la steccatura e la rinvasatura. Ad affermarlo l'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 11/E del 29 gennaio 2018. L'Amministrazione finanziaria nel 2004 ha già chiarito con la circolare n. 44/E che si considerano attività connesse quelle derivanti dalla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti agricoli ottenuti dall'imprenditore agricolo prevalentemente dalla coltivazione del fondo, dal bosco o dall'allevamento di animali.

(Vedi risoluzione n. 11 del 2018)