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Novità Fiscali

Reddito di lavoro dipendente – Detassazione Premi di risultato


L'Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 78/E del 19 ottobre 2018 ai premi di risultato e alle misure fiscali agevolative reintrodotte a regime dal 2016. Per l'applicazione del regime agevolato è necessario verificare l'incremento di produttività al termine del periodo congruo previsto dal contratto. La durata del periodo congruo è rimessa alla contrattazione di secondo livello e può essere annuale, infrannuale o ultrannuale. Non è sufficiente che l'obiettivo prefissato dalla contrattazione di secondo livello sia raggiunto. E' necessario altresì che il risultato conseguito dall'azienda risulti incrementale rispetto al risultato antecedente l'inizio del periodo di maturazione del premio. Il requisito dell'incrementalità è rilevabile dal confronto tra il valore dell'obiettivo registrato all'inizio del periodo congruo e quello risultante al termine dello stesso. Nel caso sottoposto da una società l'Amministrazione finanziaria rileva che l'erogazione del premio di risultato non è subordinata al conseguimento di un risultato incrementale rispetto al risultato registrato dall'azienda all'inizio del periodo di maturazione del premio, ma è ancorato al raggiungimento di un dato stabile, fissato dal contratto aziendale, costituito dal raggiungimento di un valore dell'EBIT e, in relazione al basket di commesse, dal miglioramento del rispetto dei tempi di consegna previsto nei programmi di consegna. In ragione di ciò l'Amministrazione ritiene che il premio di risultato in esame non possa fruire del regime fiscale agevolato.

(Vedi risoluzione n. 78 del 2018)

Il trattamento fiscale dei Classic Repo


L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 79/E del 23 ottobre 2018, ha chiarito che i proventi derivanti dal 'Classic repo' rappresentano redditi da capitale, in quanto scaturenti da riporti e pronti contro termine su titoli e valute. Il documento di prassi amministrativa interviene sul regime fiscale dei Classic Repo (CRP) - chiamato anche 'sale and repurchase agreements'. Si tratta di un'operazione di riporto/pronti conto termine che comporta, dal punto di vista giuridico, il trasferimento da parte del Venditore a Pronti a favore dell'Acquirente a Pronti di una certa quantità di titoli ad un certo prezzo, con l'obbligo contrattuale da parte del Venditore a Pronti di riacquistare a termine, ad un certo prezzo, una medesima quantità di titoli della stessa specie. Il CPR costituisce un'operazione in base alla quale il venditore a pronti si finanzia a tassi inferiori a quelli che sarebbero applicati in caso di finanziamenti non garantiti, dai titoli oggetto della negoziazione e l'acquirente a pronti impiega la liquidità beneficiando della garanzia dell'operazione. L'Amministrazione finanziaria precisa che i proventi derivanti da questa tipologia contrattuale vanno inclusi nella categoria dei redditi di capitale, disciplinati dagli articoli 44 e 45 del Tuir.

(Vedi risoluzione n. 79 del 2018)

Cessione di diritti volumetrici – Agevolazioni – Imposte di registro, ipotecaria e catastale


Con la risoluzione n. 80/E del 24 ottobre 2018 l'Agenzia delle Entrate risponde ad un interpello nel quale un Comune informava di aver avviato la cessione mediante asta pubblica dei diritti volumetrici di proprietà comunali inerenti a un'area anch'essa di proprietà comunale. L'Amministrazione locale chiedeva di conoscere se all'atto di cessione dei diritti volumetrici fosse applicabile l'imposta di registro in misura fissa e l'esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale. Secondo l'Agenzia delle Entrate la cessione dei diritti volumetrici dal Comune ad una società non può beneficiare del trattamento di favore di cui all'articolo 20 della legge n. 10/1977. L'atto di cessione di volumetria è assimilabile al trasferimento di un diritto reale immobiliare ed è pertanto soggetto ad imposta proporzionale di registro. Lo stesso sconta l'imposta di registro nella misura del 9% e le imposte ipotecarie e catastali ciascuna nella misura fissa di 50 euro.

(Vedi risoluzione n. 80 del 2018)

Regime speciale per i lavoratori impatriati – attività lavorativa prestata all'estero in posizione di distacco – chiarimenti


Una società chiede chiarimenti in merito al regime fiscale agevolato previsto per i lavoratori impatriati, disciplinato dall'articolo 16 del Dlgs n. 147/2015. Le delucidazioni riguardano, in particolare, la limitazione posta dalla circolare n. 17/E/2017 che esclude dall'accesso all'agevolazione i lavoratori che rientrano in Italia da distacchi all'estero. La società si domanda se la richiamata preclusione al regime speciale prevista per gli impatriati possa trovare applicazione nel caso sottoposto vista la lunga assenza del dipendente dal territorio italiano, la presenza di distacchi successivi e di assunzioni locali per posizioni di volta in volta differenti che dimostrano un percorso di carriera internazionale.
Il regime speciale prevede che i redditi di lavoro dipendente e autonomo prodotti in Italia concorrano alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50%. L'agevolazione è temporanea e applicabile per un quinquennio a decorrere dal periodo di imposta in cui il lavoratore trasferisce la residenza fiscale in Italia e per i quattro anni successivi. Destinatari del beneficio fiscale sono i cittadini Ue o extra-Ue in possesso di un titolo di laurea con almeno due anni di attività di lavoro dipendente o di impresa all'estero. L'agevolazione interessa anche chi ha svolto continuativamente un'attività di studio fuori dall'Italia negli ultimi 24 mesi o più, al fine di conseguire un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.
Per fruire del beneficio fiscale l'interessato, per i due periodi di imposta antecedenti quello in cui si rende applicabile l'agevolazione, non deve essere stato iscritto nelle liste anagrafiche della popolazione residente e non deve aver avuto nel territorio dello Stato il centro principale dei propri affari e interessi, né la dimora abituale.
Ma l'articolo 16 del Dlgs n. 147/2015 non disciplina esplicitamente la posizione del soggetto distaccato all'estero che rientri in Italia.
Con la circolare n. 17/E/2017 l'Agenzia ha chiarito che i soggetti che rientrano in Italia dopo essere stati distaccati all'estero non possono fruire dell'agevolazione in considerazione della situazione di continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia. La posizione restrittiva adottata nella citata circolare non preclude, tuttavia, la possibilità di valutare specifiche ipotesi in cui il rientro in Italia non sia conseguenza della naturale scadenza del distacco ma sia determinato da altri elementi. Ciò può avvenire, ad esempio, quando il distacco sia più volte prorogato e, la sua durata nel tempo, determini un affievolimento dei legami con il territorio italiano e un effettivo radicamento all'estero. Oppure, quando il rientro in Italia del dipendente non si ponga in continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia. In tali ipotesi l'Agenzia ritiene che le peculiari condizioni di rientro dall'estero dei dipendenti, non precludano ai lavoratori in posizione di distacco l'accesso al beneficio ex art. 16 Dlgs n. 147/2015.
Per quanto riguarda il caso esposto in cui il lavoratore dipendente è un cittadino italiano in possesso di titolo di laurea, trasferitosi all'estero dal 2004 per distacco e rientrato nel settembre 2015, l'Agenzia ritiene che ricorrano i presupposti per cui l'interessato possa essere ammesso a beneficiare dell'agevolazione in argomento dal 2016, anno di acquisizione della residenza fiscale in Italia.

(Vedi risoluzione n. 76 del 2017)

Trattamento fiscale agli effetti dell'Iva per le attività socio-educative svolte da un'azienda agricola


Con la risoluzione n. 77/E del 16 ottobre 2018 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito al trattamento fiscale, ai fini Iva, delle prestazioni socio-educative svolte dalle aziende agricole impegnate in programmi di valorizzazione dell'ambiente e a promuovere l'agricoltura sociale così come definita nella legge n. 141/2015. Nello specifico viene chiesto di sapere se l'attività di accoglienza di minori in situazioni di disagio possa beneficiare dell'esenzione ai fini Iva. L'Amministrazione finanziaria precisa che l'esenzione interessa le prestazioni rese da asili, brefotrofi, orfanotrofi, case di riposo per anziani e strutture simili. L'azienda agricola descritta, presentando l'elemento necessario di attenzione alla 'socialità', appare assimilabile alle istituzioni assistenziali elencate. Pertanto il regime di esenzione agli effetti dell'Iva è applicabile anche a tali operazioni.

(Vedi risoluzione n. 77 del 2018)