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Superammortamento 2019 e le nuove opportunità.

Superammortamento dal 1° aprile al 31 dicembre 2019, taglio progressivo dell’Ires con una prima riduzione dal 24 al 22,5% per l’anno in corso, deducibilità dell’Imu aumentata dal 40 al 50% per il 2019 e fino all’80% per il triennio 2020-2022. Ma anche un mix di incentivi per lo sviluppo e l’innovazione e le misure per la difesa del made in Italy.

Sono alcuni degli interventi centrali che, al netto delle ultimissime verifiche sulle coperture, entreranno nel decreto crescita che arriva oggi alle 16 in consiglio dei ministri.

Mercoledì sono stati sciolti quasi tutti i nodi che nelle settimane scorse avevano prodotto tensioni tra il ministero dell’Economia e quello dello Sviluppo economico.

Solo oggi, però, si scopriranno le carte sulle norme per il venture capital (Pir e investimenti degli enti previdenziali) e sul fondo per l’indennizzo dei risparmiatori mentre resta la possibilità di introdurre in extremis un pacchetto di ulteriori misure.

In discussione c’è la limitazione dell’immunità penale per i manager dell’ex Ilva, oltre a norme su energia, internazionalizzazione, aree di crisi, Alitalia. Alcune di queste misure, se non entreranno direttamente nel Dl, potrebbero già costituire il primo pacchetto di emendamenti da portare in Parlamento.

Intanto dai Beni culturali ribadiscono la contrarietà all’accelerazione dei lavori dei privati su proprietà vincolate.

La leva fiscale per le imprese

Ripristinato il superammortamento, seppure per un periodo limitato e con il tetto di investimento a 2,5 milioni l’esclusione dei veicoli e degli altri mezzi di trasporto non strumentali all’attività di impresa.

Con la cancellazione della mini-Ires, il Governo fa marcia indietro e scommette tutto (circa 2,5 miliardi a regime) su una riduzione progressiva dell’imposta pagata dalle imprese sugli utili reinvestiti, a prescindere dalla loro destinazione all’interno dell’organizzazione aziendale.

Si parte dal 2019 con un taglio dell’1,5% che fa scendere il prelievo Ires dal 24 al 22,5%, per poi proseguire con un taglio di 1 punto percentuale sia nel 2020 sia nel 2021 per poi raggiungere l’aliquota del 20% nel 2022.

A completare il pacchetto c’è la deducibilità dall’Ires dell’Imu versata dagli imprenditori per gli immobili strumentali all’attività di impresa. Il vice premier Di Maio puntava a uno sconto pieno, l’accordo con l’Economia prevede invece un aumento della deducibilità dall’attuale 40% al 50% per il 2019 per poi salire all’80% nel triennio 2020-2022.

Arriva anche la proroga al 2023 del bonus ricerca e sviluppo.

La leva fiscale per le imprese

Ripristinato il superammortamento, seppure per un periodo limitato e con il tetto di investimento a 2,5 milioni l’esclusione dei veicoli e degli altri mezzi di trasporto non strumentali all’attività di impresa.

Con la cancellazione della mini-Ires, il Governo fa marcia indietro e scommette tutto (circa 2,5 miliardi a regime) su una riduzione progressiva dell’imposta pagata dalle imprese sugli utili reinvestiti, a prescindere dalla loro destinazione all’interno dell’organizzazione aziendale.

Si parte dal 2019 con un taglio dell’1,5% che fa scendere il prelievo Ires dal 24 al 22,5%, per poi proseguire con un taglio di 1 punto percentuale sia nel 2020 sia nel 2021 per poi raggiungere l’aliquota del 20% nel 2022.

A completare il pacchetto c’è la deducibilità dall’Ires dell’Imu versata dagli imprenditori per gli immobili strumentali all’attività di impresa. Il vice premier Di Maio puntava a uno sconto pieno, l’accordo con l’Economia prevede invece un aumento della deducibilità dall’attuale 40% al 50% per il 2019 per poi salire all’80% nel triennio 2020-2022.

Arriva anche la proroga al 2023 del bonus ricerca e sviluppo.

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