Misure per l’emergenza economica.

Emergenza economica e covid 19 sono gli argomenti di maggiore discussione in questo momento. La scorsa settimana abbiamo infatti pubblicato alcune nostre riflessioni in merito al cambiamento di approccio che tutti dovranno manifestare dalle aziende ai singoli cittadini.

Sulla scorta delle continue telefonate che tutti i nostri professionisti ricevono quotidianamente, quest’oggi continuiamo a sviluppare la vastità di questi argomenti, entrando quindi in maggiore profondità rispetto le prime misure e le strategie manifestate per l’emergenza economica.

Scenari, dati incerti e poco impegno.

In questi giorni l’intero paese è impegnato a fronteggiare gli effetti dell’emergenza economica e della pandemia da nuovo coronavirus. Gli scenari sono incerti, i dati cambiano di continuo e l’emergenza sanitaria monopolizza, giustamente, l’attenzione di tutti.

Tuttavia, ancora troppo poco si sta facendo, per fronteggiare l’emergenza che verrà: quella economica.

La crisi indotta dal Covid–19 sta investendo tutti i settori economici, con una violenza ed una rapidità che non hanno precedenti. I suoi effetti potranno essere molto pesanti, se non si porranno in essere azioni di contrasto tanto decise quanto tempestive per questa emergenza economica.

Tra queste quelle che riguardano il tema del credito e della liquidità da mettere a servizio degli operatori economici.

Il recente Decreto Legge “Cura Italia” è andato soltanto in parte in questa direzione, in quanto le disposizioni sono a nostro avviso, esigue e probabilmente insufficienti per evitare danni potenzialmente irreversibili all’economia del nostro Paese.

Le diffuse preoccupazioni sui pagamenti, solo per fare un esempio, manifestano già in modo molto chiaro la tensione che si sta producendo sulla liquidità di aziende e professionisti.

I vari DPCM susseguitisi nel mese di marzo hanno più volte ribadito l’importanza e la necessità di preservare le attività produttive. Allo stesso tempo molte aziende stanno chiudendo  e altre lo faranno, per mancanza di componenti, di manodopera, o più semplicemente di domanda.

Fornitura e forza lavoro, passato il periodo di stallo legato all’emergenza sanitaria, torneranno teoricamente a essere disponibili. Non è detto che questo accadrà anche per la domanda. Anzi!

È estremamente improbabile, e l’effetto sarà tanto più marcato quanto più a monte nel supply network ci si sposti, rispetto alla domanda di beni di consumo.

Il pericolo dell’assenza di coordinamento durante ogni emergenza economica.

In assenza di meccanismi di coordinamento tra gli attori della supply chain (catena/filiera di fornitura), inevitabilmente si verificherà il cosiddetto effetto Forrester, o bullwhip. Ossia la frusta, in cui le variazioni si propagano da valle a monte della catena con ampiezza via via crescente.

In altre parole, passata la fase acuta dell’emergenza economica, al netto del mercato perso nel periodo di lockdown, è lecito per i produttori di beni di consumo attendersi un calo moderato della domanda. Per i fornitori di questi produttori il calo sarà tuttavia più marcato, per diventare via via più significativo man mano che si risale la filiera.

Attenzione però! A questo calo potrà ragionevolmente seguire, nel medio periodo, un aumento altrettanto marcato e quindi un successivo nuovo calo, e così via fino ad uno stabilizzarsi della situazione.

La nostra esperienza ci porta ad osservare che simili andamenti non sono sani per l’economia reale.

Le aziende faticano a riorganizzarsi, dal punto di vista tecnico ma anche dell’approccio mentale, nell’alternarsi di periodi di magra.

Poca domanda – ridotto cashflow – ridotta capacità di investimento – eccesso di manodopera.

Picco – molta domanda – scarsa capacità produttiva – poco tempo da dedicare allo sviluppo e al miglioramento.

Le conseguenze sono di ben più ampio respiro della relativamente semplice perdita economica di breve periodo.

Cosa fare, quindi, per prepararsi a questa probabile situazione?

Gli aspetti da affrontare durante questa emergenza economica sono molteplici. Ecco i nostri consigli.

Finanza.

Consigliamo, fin da subito, a chi non lo avesse ancora fatto, di ricorrere innanzitutto alla moratoria su finanziamenti e leasing prevista nel decreto “Cura Italia” a favore di micro, piccole e medie imprese.

Prevede la sospensione durante questa emergenza economica fino al 30.09.2020 del pagamento delle rate o dei canoni di leasing. Il periodo di sospensione comprende anche la rata in scadenza il 30.09.2020, che conseguentemente non dovrà essere pagata.

Sono sospesi anche i cosiddetti “elementi accessori”, ovvero i contratti connessi al contratto di finanziamento, tra i quali garanzie, assicurazioni e contratti in derivati.

Inoltre, facciamo presente che sono immediatamente operativi i provvedimenti del decreto “Cura Italia” che ampliano e semplificano l’intervento del Fondo di garanzia per le P.M.I.

La garanzia diventa gratuita per tutte le operazioni di finanziamento. Si applica la percentuale massima di copertura (80% per la garanzia diretta e 90% per la riassicurazione con intervento di Confidi).

Gli istituti bancari attualmente dispongono di notevole liquidità, con possibilità di godere già di una garanzia per la quasi totalità dei finanziamenti erogati. Il costo dei finanziamenti ad oggi è ai minimi storici (0,50 – 1% in alcuni casi).

In sostanza, anche per chi ad oggi ha può contare su una discreta scorta di liquidità, il nostro invito è di attivarsi immediatamente con i propri istituti di credito per valutare l’opportunità di ottenere nuovi o aggiuntivi finanziamenti.

Questa liquidità aggiuntiva servirà comunque alla ripresa delle attività economiche e a “normalizzare” l’andamento economico, quindi finanziario. Si ritiene infatti sia presumibilmente altalenante  per quell’effetto “frusta” nelle filiere produttive di approvvigionamento.

Ragionevolmente tutti gli operatori economici dovranno predisporre un piano di cassa adeguato per far fronte a un fabbisogno derivante da un calo del fatturato.  Ad oggi, sperando che il fermo attività termini entro metà aprile, si stima su un -5% / -50% su base annua.

Il focus va quindi portato sui flussi di cassa.

Dovremmo quindi farci tutti questa domanda: quale sarà l’effetto concomitante di bassa domanda e mantenimento dei costi fissi? A quanto ammonterà, nel peggiore scenario, il fabbisogno di cassa necessario?

Pagamenti e incassi.

Durante ogni emergenza economica i pagamenti e gli incassi sono i primi elementi ad andare in sofferenza.

L’invito per tutti, per quanto possibile, è quindi di rispettare i pagamenti in scadenza. Per evitare quindi una pericolosa spirale che andrebbe a danno di tutti gli operatori del sistema economico del Paese. Semmai, sarà opportuno concordare modalità rateali per le scadenze future.

Sul fronte degli incassi, per favorire il buon esito degli stessi, si potranno invece proporre particolari scontistiche, per incassi immediati o proporre dilazioni maggiori per gli incassi futuri.

Contratti in essere.

È necessario valutare i contratti attivi e passivi (commerciali, locazione, appalti, ecc.) considerando i possibili effetti dell’emergenza economica. Oltre le ipotesi di sopravvenuta impossibilità o eccessiva onerosità, con eventuali richieste di rimodulazione dei corrispettivi.

Misure a sostegno del lavoro.

Chi sta proseguendo l’attività deve dotarsi di tutte le misure di precauzione per la tutela della salute dei lavoratori, tenendo conto delle norme sulla sicurezza.

Ovviamente, per le attività sospese andrà valutato il ricorso a cassa integrazione o l’opportunità di attingere al monte ferie e permessi arretrati.

Bilancio civilistico per i soggetti obbligati.

Sia pure nel maggior termine di 180 giorni dal termine dell’esercizio, occorre chiudere i bilanci 2019. Fornendo quindi anche le prime indicazioni sull’impatto dell’emergenza economica Coronavirus e verificando in particolare l’esistenza della continuità aziendale.

Le perdite stimate ad oggi, devono essere recuperabili o comunque non devono intaccare il capitale sociale minimo per legge, altrimenti occorre tempestivamente deliberare i rimedi previsti dalla normativa vigente.

Produzione ed investimenti.

In un’ottica di riesame della propria situazione, andranno considerate anche valutazioni strategiche sulla riconversione o riorganizzazione della produzione e/o del modello di business, anche attingendo a piani di finanza straordinaria.

 

dott. Matteo Garbellotto
dottore commercialista e revisore legale

Favicom Ornella Corocher 2019

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